Proviamo ReactOS 0.4.13

La nuova versione di ReactOS, clone libero di Windows in sviluppo, è uscita il 10 aprile 2020, a poco più di 6 mesi dall’ultima versione. Si tratta ancora di una versione alpha, quindi non pronta all’utilizzo quotidiano. Il progetto, tuttavia, ha guadagnato col tempo usabilità e stabilità, dunque possiamo aspettarci la compatibilità con un certo numero di programmi ai quali siamo abituati. Di seguito i risultati della mia prova, ma prima un riassunto delle novità di questa versione, secondo l’annuncio ufficiale.

  • Miglioramento del supporto USB.
  • Ricerca dei file in Explorer, l’interfaccia grafica del sistema.
  • Miglioramento del port di ReactOS sulla piattaforma Xbox.
  • Ottimizzazione di FreeLoader, per un avvio più veloce.
  • Introduzione di nuovi programmi per l’accessibilità.
  • Migliorata la gestione dei tipi di carattere.
  • Correzioni e miglioramenti vari.

Il processo d’installazione è familiare per chi ha già provato questo sistema in passato. S’inizia col buon vecchio programma pseudo-grafico che ricorda la prima fase dell’installazione di Windows XP, con pochi e semplici passi, per poi passare alla configurazione con interfaccia grafica. Sono ora disponibili vari temi, fra cui quello classico che ricorda le vecchie versioni di Windows dalla 95 a ME ed altri dall’aspetto più moderno.

Anche l’interfaccia del sistema è in qualche modo confortevole, sebbene possa sembrare fuori moda per alcuni, con un menù molto classico che personalmente apprezzo molto più di quell’accozzaglia in ordine alfabetico che ci siamo trovati dopo il fiasco dell’ancora peggiore interfaccia Metro di Windows 8.

È sempre disponibile un gestore di pacchetti che ci consente d’installare varie applicazioni provenienti dal mondo del software libero e che va arricchendosi di scelte interessanti. Ne ho installati e provati vari senza problemi, il che è un piacere, perché versioni alpha precedenti non reggevano l’avvio di molte applicazioni ed iniziavano a dare problemi dopo qualche minuto di utilizzo. Ho quindi deciso di far uscire un po’ ReactOS dal seminato e vedere se mi sarebbe riuscito di crearmi un piccolo ambiente di sviluppo WEB. Sfortunatamente è qui che il sistema si è impallato per la prima volta: mentre cercavo di scaricare un pacchetto d’installazione di Apache, la spia del disco di Virtualbox è rimasta accesa per un po’ e poi il sistema si è bloccato. Conoscendo Firefox ed il suo comportamento, sospetto che abbia a che fare col gestore della memoria virtuale. Il secondo e più serio crash si è verificato quando sono riuscito a scaricare ed avviare Apache. Al mio tentativo di visitare 127.0.0.1 è apparsa la temuta schermata blu. Non meglio è andato il secondo tentativo, in cui ho provato ad inserire l’indirizzo assegnato da Apache stesso.

Rimane notevole il fatto che per vedere il primo crash sia dovuto arrivare a tentare di mandare in esecuzione qualcosa di complesso come un server web, che richiede praticamente tutto ciò che un sistema offre: gestione di processi, thread, memoria virtuale, sistema dei file e pila di protocolli di rete. Peccato, perché con le applicazioni di contorno, incluse le librerie di Visual C++ e gli IDE, era andata bene, ma sono cose che dobbiamo aspettarci da un sistema in fase alpha.

In conclusione, gli sviluppatori di ReactOS stanno facendo un ottimo lavoro ed il sistema diviene più stabile a ogni versione. Reggere il passo con un progetto complesso come Windows non è una cosa semplice per una comunità ristretta (se paragonata a quella del progetto GNU e di Linux), eppure ci sono tutti i presupposti perché si possa vedere nei prossimi anni ReactOS come una valida alternativa nel panorama dei sistemi opearivi. Il fallimento degli ultimi anni della versione Mobile di Windows che ha relegato il sistema di casa Microsoft a computer ed alcuni tablet dovrebbe inoltre dare un po’ di respiro al progetto, che in questo modo non dovrà preoccuparsi di spendere energie per stare al passo anche in campo mobile.

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