Perché questo blog non è sui social

Foto di Gordon Johnson da Pixabay

Non è facile scrivere di quest’argomento senza dare l’impressione di essere un complottista, un catastrofista o qualsiasi altro -ista con cui possiamo bollare chiunque inviti ad un uso prudente di una tecnologia di cui possiamo dire che stiamo perdendo il controllo. Ciò nonostante, penso che valga la pena di spenderci due parole. Ho ricevuto alcune e-mail da visitatori che consigliavano di aprire una pagina e/o un gruppo su Facebook di questo blog per aumentarne la visibilità. Probabilmente non mi seguono da abbastanza tempo da sapere che inizialmente una pagina c’era, ma che è chiusa già da anni e con essa se n’è andata l’integrazione con i social (bottoni “Mi piace” e “Condividi”), l’integrazione con Google Analytics e credo che presto spariranno anche le stellette di valutazione. Vi spiego il perché.

Anni fa mi sono lasciato convincere ad iscrivermi a Facebook per poter stare a contatto con parenti ed amici lontani. Col tempo mi sono pentito di questa scelta, per il semplice motivo che io e i parenti lontani non ci sentiamo più di prima – evidentemente non erano lontani solo in termini di distanza fisica – ma nel frattempo, come molti altri, ho sviluppato una sorta di dipendenza da questa rete, col bisogno di postare pensieri che racimolassero reazioni dalla quale tuttora mi sto disintossicando. Fosse una dipendenza solo mia non me ne preoccuperei troppo, ma ho notato comportamenti da intossicazione anche attorno a me, in bambini ed adulti che si disperavano quando dicevo che la riparazione dei loro computer avrebbe richiesto qualche giorno in laboratorio, fino all’estremo della mia ormai ex ragazza, per la quale il cellulare aveva ormai la priorità su ogni conversazione dal vivo, incluse quelle a tavola che per me sono sacre, e sulle ore di sonno, nonostante la vana promessa di non portare il telefono in camera da letto.

Tutta questa dipendenza fa più che comodo a tutte le reti sociali, che possono così creare un profilo sempre più preciso sulle nostre abitudini, i nostri gusti e la nostra personalità. Più questo profilo sarà preciso, più saremo manipolabili dalla pubblicità e, secondo alcuni, dalla propaganda politica. E più saremo manipolabili, più saremo disposti a fornire altri dati, innescando un pericoloso circolo vizioso. Facendo un paragone estremo, non è molto diverso dal comportamento di quei criminali che drogano le persone per poterne abusare sessualmente, solo con la scusante “hai avuto la droga gratis, che pretendi?”

Ebbene, ecco perché questo blog non è su alcuna rete sociale: trovo tutto questo immorale e non voglio contribuire attirando i miei visitatori in queste reti.

Esagerato – dirà qualcuno – in fondo la pubblicità è sempre esistita e si è adattata al media più in voga. Questo sì, ma mentre prima la pubblicità si rivolgeva ad una generica fascia di ascoltatori (il “target”, in gergo) ora si ricorre ad una manipolazione mirata, personale ed invadente ottenuta creando una vera e propria dipendenza, molto peggiore di quella che la TV induceva negli anni 90.

Se non ci avete fatto caso, Internet da quella grande biblioteca che doveva essere, si è trasformata in uno strumento d’intrattenimento che paghiamo cedendo le informazioni più intime a grandi colossi. Siamo incoraggiati a commentare e valutare tutto; si pretende che ci si metta la faccia con nome, cognome e fotografia come se questo fosse buona educazione e non un’agevolazione alla schedatura. Disintossicatevi, se potete, e tornate ad usare Internet per quello che è: uno strumento che può esservi molto utile e non una macchina alla quale potete essere utili voi.

Opere consigliate

Alcune opere, sia di fantasia che di saggistica, su argomenti correlati, per sviluppare lo spirito critico o imparare a proteggere la propria intimità in rete.

Articoli miei:

I pericoli della democrazia diretta elettronica
Navigazione Web: come nascondere le impronte digitali

Articoli altrui:

Daniele Luttazzi, I social network sono tossici, 2018

Libri:

1984, George Orwell, 1949
La finestra rotta, Jeffrey Deaver, 2008
Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, Jaron Lanier, 2018
L’amore ai tempi di Tinder, Judith Duportail, 2020

TV e cinema

Black Mirror (serie)
The social dilemma, Jeff Orlowski, 2020
Connected: The Hidden Science of Everything, 2020

[Voti: 0   Media: 0/5]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *