Power bank: comodità o spreco?

Caricabatterie autoalimentatoLe cosiddette Power Bank sono come l’acqua calda: pratiche, utili e col senno di poi non ci voleva tanto ad inventarle. Le batterie ricaricabili, infatti, mostrano un limite più dettato dalla legge di Murphy che da quelle della fisica: sono sempre scariche nel momento del bisogno. Tuttavia, prima di fiondarci a farne scorta, è bene tenere a mente qualcosa.
La necessaria premessa è che questi apparecchi, che chiameremo da qui in poi col nome meno commerciale di caricabatterie autoalimentati (o, più amichevolmente, batterie esterne), sono composti da una batteria simile a quella del telefonino stesso e da alcuni circuiti che regolano la corrente in ingresso ed in uscita. I principali svantaggi sono:

  1. Una seconda spesa.
    Il primo punto è ovvio: vale la pena di spendere altri 10€ per un apparecchio in più o sarebbe meglio essere più metodici e previdenti quando si tratta di caricare il cellulare? Sappiate che la durata di un caricabatterie autoalimentato non è eterna, tutt’altro. Dopo un certo numero di cicli carica/scarica, dovrete buttarlo via.
  2. Una terza spesa occulta.
    Le leggi della termodinamica non perdonano. Nessun dispositivo elettrico ha un’efficienza del 100%. In parole povere, quando caricate una batteria, parte dell’energia che assorbite dalla rete elettrica non va a finire nella batteria stessa, ma viene convertita in calore. Quando usate la batteria esterna per caricare il telefono, questo passaggio è doppio. Ciò significa che aggiungerete un piccolo costo extra alla bolletta e con ogni probabilità un po’ di CO² all’aria senza averne un vero vantaggio.
  3. Efficienza in caduta libera
    Il punto precedente è aggravato da un difetto intrinseco degli accumulatori al litio. Essi perdono spontaneamente parte della carica, al ritmo di circa il 20% l’anno. Per questo, dove l’efficienza ha priorità sul peso e le dimensioni sono usate le batterie al piombo.
  4. Materie prime
    I materiali per fabbricare circuiti, batterie e l’involucro che li contiene non sono rinnovabili e in parte vengono da miniere in cui gli operai lavorano sottopagati ed in pessime condizioni, cosa che in verità vale anche per i cellulari stessi. Si veda il progetto Fairphone.
  5. Ambiente
    Quando fra un anno il dispositivo avrà esaurito il proprio compito, non sarà più un vostro problema, ma di tutti noi. Tralasciando i genii che butteranno via l’interno apparecchio nel secchio dei rifiuti indifferenziati o peggio in un’aiuola, il riciclaggio dei RAEE (Rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici) è in miglioramento ma ancora insoddisfacente. Lo smaltimento degli accumulatori al litio è un’operazione delicata e pericolosa, perché i materiali contenuti sono tossici e ad alto rischio d’incendio. Ed il riciclaggio non è ancora un procedimento a costo zero: il procedimento, a partire dalla necessaria fase di trasporto, impiega energia e talvolta sostanze chimiche che a loro volta richiedono un trattamento speciale.

Se avete letto questi punti, avrete certo notato che lo stesso discorso potrebbe benissimo applicarsi alle lampadine di casa, ma mettendo da parte la minor frivolezza del desiderio d’illuminare gli ambienti senza l’uso di fiamme libere, credo che non serva un grande sforzo d’intelligenza per capire qual è il punto. In una famiglia di tre persone ci sono già con ogni probabilità almeno tre cellulari e due computer. Se ognuno dei componenti della famiglia acquista una batteria esterna sono altri tre apparecchi inefficienti e futuri rifiuti pericolosi. Tre famiglie, nove batterie. E quante, in una città intera? In un mondo già pieno di aggeggi inutili ed inquinanti non è tanto chiedere di portarsi dietro il caricabatterie a muro o anche solo il cavetto USB da collegare ad un computer acceso. Nessuno ci darà degli scrocconi per mezz’ora di carica. Chiudo dicendo che questa non è una crociata contro un dispositivo che può obiettivamente avere la propria utilità, ma solo un invito a fare un uso razionale della tecnologia che abbiamo a disposizione. Non serve a niente prendersela con Trump e la sua sconsiderata politica ambientale se non abbiamo intenzione noi per primi di fare qualcosa di meglio.

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