A sinistra: il nucleare come vorrebbero raccontarvelo (immagine generata con l’IA); A destra: foto (vera) della città abbandonata di Pripyat dopo l’incidente di Chernobyk, XEvansGambitx, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Quella del nucleare è come una vecchia gag che torna sempre fino alla nausea, tipo “è lui o non è lui?” Abbiamo votato già due volte per dire NO, ma tanto fanno sempre come gli pare, quindi nemmeno ci scandalizziamo. Quello che mi pare allucinante è che parecchi dalla mia età in giù hanno radicalmente cambiato idea nel frattempo e hanno anche l’arroganza di trattare da scemi tutti gli altri. Comunque, la Camera dei Deputati ha approvato un DDL sul nucleare sostenibile (definizione paracula, come sempre – strano non sia in inglese) saltando completamente la discussione parlamentare, come d’uso in questo paesello.
Io credo che basterebbe una piccola premessa a capire quanto è stupido tornare oggi sul nucleare, perché credo che buona parte del pubblico pensi a una centrale nucleare come a qualcosa di futuristico, con lucine, quadri di strumenti, leve e tastini, il che in parte è anche vero, ma occorre andare più a fondo e capire cose c’è dietro quegli strumenti.
Las ondas medias, para muchos, son un recuerdo del pasado. Sin embargo, existen algunas razones por las que no deberíamos abandonar esta sencilla tecnología en favor, quizá, de una completa digitalización de los medios de comunicación. A mi casa todavía llegan pocas emisoras en esta banda, y solo una lo bastante fuerte como para ser captada por los receptores más simples, cuya presencia significa mucho más de lo que podría parecer.
Soy radioaficionado desde hace muchos años, y una de mis mayores satisfacciones es enseñar a construir radios de cristal. Es un arte sencillo pero poderoso: basta un hilo de cobre, un diodo y una bobina para recibir una emisora de radio. Sin baterías ni transformadores: es un aparato que funciona incluso en caso de catástrofes naturales, pero que solo es posible gracias a la existencia de emisoras en AM, preferiblemente en ondas medias. Para muchos de mis alumnos, escuchar por primera vez una señal real captada sin baterías ni circuitos complejos es casi un acto mágico, pero ese es el encanto de aquellas tecnologías que hoy llamaríamos rudimentarias y que, al contrario de todo lo que gira en torno a un smartphone, están al alcance de todos, quizá el último pedazo de tecnología que todavía poseemos de verdad y que no está en manos de alguna multinacional del silicio.
Pero esta magia depende de algo esencial: que aún existan emisoras que transmitan en ondas medias. Sin ellas, los receptores de cristal se convierten en objetos mudos, y con ellos se apaga también una parte de nuestro patrimonio técnico y humano. Por eso, cuando una emisora decide resistir y mantener viva su voz, no está simplemente ocupando una frecuencia: está custodiando una herencia.
A esa emisora que todavía llega a mi casa, quiero darle las gracias. Por estar ahí, por no rendiros, por permitir que nuevas generaciones descubran la belleza de escuchar el mundo a través de un simple hilo de cobre. Espero que sigáis transmitiendo durante muchos años más. No estáis solos: al otro lado, seguimos escuchando.
Versione in italiano
Le onde medie, per molti, sono un ricordo del passato. Eppure ci sono alcune ragioni per cui non dovremmo abbandonare questa semplice tecnologia in favore, magari, di una completa digitalizzazione dei mezzi di comunicazione. A casa mia arrivano ancora poche stazioni in questa banda, di cui una sola abbastanza forte da essere captata dai ricevitori più semplici e la cui presenza significa molto più di quanto possa sembrare.
Sono radioamatore da molti anni, e una delle mie più grandi soddisfazioni è insegnare a costruire radio a cristallo. È un’arte semplice, ma potente: bastano un filo di rame, un diodo e una bobina per ricevere una stazione radio. Niente batterie né trasformatori: è un apparecchio che funziona anche in caso di catastrofi naturali, ma che è possibile solo in presenza di stazioni AM, preferibilmente in onde medie. Per molti dei miei allievi, ascoltare per la prima volta un segnale reale captato senza batterie né circuiti complessi è quasi un atto magico, ma è il bello di quelle tecnologie che oggi definiremmo rudimentali e che al contrario di tutto ciò che ruota intorno a uno smartphone sono alla portata di tutti, forse l’ultimo pezzo di tecnologia che ancora possediamo davvero e non è in mano a qualche multinazionale del silicio.
Ma questa magia dipende da qualcosa di essenziale: che esistano ancora emittenti che trasmettono in onde medie. Senza di loro, i ricevitori a cristallo diventano oggetti muti, e con essi si spegne anche una parte del nostro patrimonio tecnico e umano. Per questo, quando una stazione decide di resistere e mantenere viva la propria voce, non sta semplicemente occupando una frequenza: sta custodendo un’eredità.
A quella emittente che ancora arriva a casa mia, voglio dire grazie. Per esserci, per non arrendervi, per permettere a nuove generazioni di scoprire la bellezza di ascoltare il mondo attraverso un semplice filo di rame. Spero che continuiate a trasmettere ancora per molti anni. Non siete soli: dall’altra parte, continuiamo ad ascoltare.
Per ben 7 anni non ho avuto la televisione in casa: dato che l’offerta televisiva classica non m’interessava, mi sono sempre arrangiato con le varie piattaforme video (streaming, on-demand) e i DVD su computer. L’arrivo delle TV intelligenti ha cambiato le cose, permettendoci di continuare a guardare quello che più ci piace su Internet seduti comodi sul divano senza la necessità di assemblare per questo un media center da connettere al televisore. L’ultimo Cyber Monday dunque ho approfittato di un’offerta per comprare una di queste famose Smart TV.
Non è nuova l’ipotesi che la cosiddetta fase 2 della gestione dell’emergenza COVID-19 preveda l’obbligo per chi intende uscire di casa dell’utilizzo di un’applicazione che tracci, registri e comunichi alle autorità i nostri spostamenti. Non amo scrivere articoli che trattino argomenti politici ma, com’è accaduto in qualche rara occasione, vorrei esprimere il mio personale parere su questo tema in cui s’intrecciano politica, tecnologia e protezione del diritto alla riservatezza.
Tutti, in un modo nell’altro, stiamo contribuendo a combattere questa pandemia, chi in prima linea occupandosi dei malati, chi donando qualche soldo al pronto soccorso e chi semplicemente rimanendo in casa per evitare nuovi casi. Credo che in molti di noi resti comunque la voglia di fare di più e posso proporvi un modo che non vi esporrà ad alcun rischio e a nessuna fatica.
S’avvicinano le elezioni e, come sempre in campagna elettorale, si sentono tante proposte. Questo blog non tratta di politica ma, viceversa, c’è un argomento informatico che viene trattato sempre più spesso dai nostri candidati.
Quest’argomento è la democrazia diretta elettronica, cioè la possibilità di votare su Internet le proposte per la propria città, regione o nazione, ma anche di estendere questo meccanismo alle elezioni amministrative, referendum, ecc. La proposta è ovviamente allettante, ma temo sfortunatamente che molti dei suoi promotori non sappiano assolutamente niente su come funziona una rete o anche solo il tablet che tengono fra le mani. Se così fosse, andrebbero molto più cauti, a meno che non facciano finta di nulla, il che sarebbe più grave. Vorrei spiegare brevemente e con un linguaggio più semplice possibile per quali ragioni questa proposta andrebbe abbandonata o per lo meno ridimensionata e relegata a questioni minori. Continua a leggere→
Questo non è un articolo nostalgico che mira a soffiare via un po’ di polvere da tecnologie che hanno fatto il loro tempo e sono state dignitosamente mandate in pensione, come la videocassetta VHS o i dischetti floppy. Vorrei presentarvi invece alcune tecnologie che pur essendo valide sono state battute da altre presenti nel mercato, non sempre e non solo per superiorità tecnica. Continua a leggere→
Questo articolo è decisamente lontano dai temi che affronto normalmente. Tuttavia, l’argomento trattato nel libro in questione è a me caro, essendo il sottoscritto un ex writer, ed inoltre avevo promesso un commento agli autori del libro, quando avessi finito di leggerlo, e così sto mantenendo la parola. Per iscritto, perché sono molto più bravo a scrivere che a parlare, e in pubblico, perché mi fa piacere condividere le impressioni che una lettura mi lascia. Il libro è Graffiti, di Alessandro dal Lago e Serena Giordano, edito nel 2016 da Il Mulino. Sarà una recensione volutamente personale e soggettiva, sia per ciò che l’argomento rappresenta per me che a causa delle mie scarse conoscenze in campo artistico e politico, che renderebbero ridicola una mia eventuale pretesa di scrivere una recensione più “tecnica”.
Ormai c’eravamo già abituati alla progressiva scomparsa dei Floppy Disk. Anche gli assemblatori più tenaci, come il sottoscritto, si sono dovuti arrendere al fatto che, oltre ad essere utilizzati sempre meno, ormai nemmeno le schede madri recano più il classico attacco per il lettore. Anche i floppy drive esterni scarseggiano, ma non avrei pensato di vederli sparire anche dalle classiche icone di salvataggio, posto d’onore in cui ancora possiamo vederli in molti programmi. LibreOffice 3.5 cambia tendenza e sostituisce l’icona con un’altra! Continua a leggere→