
Come promesso nella presentazione di Haiku R1/B2, ho provato la nuova beta del sistema operativo su hardware reale, per la precisione su un vecchio netbook al quale un sistema leggero e senza fronzoli farebbe assai comodo.
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Come promesso nella presentazione di Haiku R1/B2, ho provato la nuova beta del sistema operativo su hardware reale, per la precisione su un vecchio netbook al quale un sistema leggero e senza fronzoli farebbe assai comodo.
Continua a leggereAd un anno e mezzo dall’uscita della prima beta, ecco un altro passo verso la prima versione stabile di Haiku, sistema clone di BeOS di cui ho parlato varie volte su questo blog. È di ieri la notizia dell’uscita della beta 2 e l’ho provata nelle prime ore di stanotte. Di seguito il resoconto.
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Pochi giorni fa è stata pubblicata la terza release candidate per FreeDOS 1.3. Per chi non lo conoscesse, FreeDOS è un clone libero del buon vecchio MS-DOS che permette di utilizzare software aggiornato e costantemente sviluppato su vecchie macchine, ma anche di avere un ambiente confortevole, leggero e pratico a tutti gli appassionati dei PC di una volta.
L’obiettivo principale della versione 1.3 è un miglioramento generale rispetto alla versione 1.2, che include una versione CD Live, nuovi pacchetti ed aggiornamento di quelli esistenti e miglioramenti alla compatibilità hardware e al supporto linguistico.
Continua a leggereAbbiamo festeggiato il compleanno di TDE qualche giorno fa e di virus ne sentiamo parlare sin troppo in questo strano anno 2020. Qualche giorno fa però è stato il 20° compleanno di ben altro tipo di virus – un worm per essere più precisi – che è stato sulla bocca di tutti per un po’ di tempo: ILOVEYOU.
Oltre a ricordarne brevemente la storia, daremo uno sguardo da vicino al codice di questo malware.
Sono passati esattamente 10 anni dalla prima versione stabile di Trinity Desktop Environment (TDE), un fork di KDE 3.5 dopo l’uscita della versione 4 con l’obiettivo di fornire un ambiente grafico ricco, tradizionale, efficiente e produttivo. Facciamo gli auguri al progetto e diamo uno sguardo da vicino.
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Non è nuova l’ipotesi che la cosiddetta fase 2 della gestione dell’emergenza COVID-19 preveda l’obbligo per chi intende uscire di casa dell’utilizzo di un’applicazione che tracci, registri e comunichi alle autorità i nostri spostamenti. Non amo scrivere articoli che trattino argomenti politici ma, com’è accaduto in qualche rara occasione, vorrei esprimere il mio personale parere su questo tema in cui s’intrecciano politica, tecnologia e protezione del diritto alla riservatezza.
Continua a leggereLa nuova versione di ReactOS, clone libero di Windows in sviluppo, è uscita il 10 aprile 2020, a poco più di 6 mesi dall’ultima versione. Si tratta ancora di una versione alpha, quindi non pronta all’utilizzo quotidiano. Il progetto, tuttavia, ha guadagnato col tempo usabilità e stabilità, dunque possiamo aspettarci la compatibilità con un certo numero di programmi ai quali siamo abituati. Di seguito i risultati della mia prova, ma prima un riassunto delle novità di questa versione, secondo l’annuncio ufficiale.
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In questi giorni gira una falsa notizia per cui i gestori di rete starebbero chiedendo di ridurre il traffico sulla rete, evitando di diffondere video non strettamente necessari. BUTAC ha già spiegato bene che non dovremmo preoccuparci eccessivamente di questa eventualità, ma mi ha dato l’ispirazione per un articolo un po’ più tecnico per chi fosse curioso di saperne di più. Credo che conoscere un argomento meglio di come lo esponga una catena allarmista su Whatsapp possa servire a non preoccuparsi e a non cadere preda di bufale e disinformazione.
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Tutti, in un modo nell’altro, stiamo contribuendo a combattere questa pandemia, chi in prima linea occupandosi dei malati, chi donando qualche soldo al pronto soccorso e chi semplicemente rimanendo in casa per evitare nuovi casi. Credo che in molti di noi resti comunque la voglia di fare di più e posso proporvi un modo che non vi esporrà ad alcun rischio e a nessuna fatica.
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Si sa, ormai Internet è un grosso mercato in cui tutti i venditori urlano per cercare di strappare i clienti alla concorrenza e la sfida non è più quella di offrire prodotti migliori, quanto quella di mostrare l’inserzione giusta ai potenziali acquirenti giusti. Una volta, questo si faceva coi cookie, ma il loro abuso e la conseguente legge europea che ha imposto quel fastidioso messaggio su praticamente tutti i siti ha posto un freno al loro impiego. Ma possono le agenzie pubblicitarie rinunciare a schedarci e rassegnarsi a campagne meno aggressive? Figuriamoci. Così, è nato un modo più furbo ed efficace per tracciare la navigazione degli utenti: i cosiddetti Fingerprint – impronte digitali.
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